(Articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale)
Nel precedente articolo non ho affrontato un aspetto importante nel dibattito nucleare sì-nucleare no, o meglio nel più ampio dibattito nucleare-rinnovabili: la quantità di energia generabile dalle diverse fonti. Poiché oggi mi è stato portato come argomento proprio il grande fabbisogno del settore industriale, aspetto che mi si diceva favorisce il nucleare rispetto alle rinnovabili che potrebbero fornire solo una frazione bassissima della energia necessaria, ho deciso di scrivere un articolo sull'argomento. Anzitutto occorrerebbe domandarsi di quanta energia effettivamente necessitiamo. Dal sito del Gestore dei Servizi Energetici è scaricabile il bilancio elettrico italiano del 2009. La situazione mostrata nel resoconto del GSE è anche analizzata in questo articolo di QualEnergia. Non voglio ricreare un doppione dell'articolo che ho appena linkato o del bilancio stesso, che potete leggere tranquillamente direttamente dal link che ho riportato sopra (sono solo poche pagine del resto). Voglio utilizzare questi dati (non avendo trovato un bilancio 2010 sono i dati più recenti reperibili dal GSE), per vedere se davvero il nucleare è poi così indispensabile per la richiesta energetica delle industrie nostrane.
Nel precedente articolo non ho affrontato un aspetto importante nel dibattito nucleare sì-nucleare no, o meglio nel più ampio dibattito nucleare-rinnovabili: la quantità di energia generabile dalle diverse fonti. Poiché oggi mi è stato portato come argomento proprio il grande fabbisogno del settore industriale, aspetto che mi si diceva favorisce il nucleare rispetto alle rinnovabili che potrebbero fornire solo una frazione bassissima della energia necessaria, ho deciso di scrivere un articolo sull'argomento. Anzitutto occorrerebbe domandarsi di quanta energia effettivamente necessitiamo. Dal sito del Gestore dei Servizi Energetici è scaricabile il bilancio elettrico italiano del 2009. La situazione mostrata nel resoconto del GSE è anche analizzata in questo articolo di QualEnergia. Non voglio ricreare un doppione dell'articolo che ho appena linkato o del bilancio stesso, che potete leggere tranquillamente direttamente dal link che ho riportato sopra (sono solo poche pagine del resto). Voglio utilizzare questi dati (non avendo trovato un bilancio 2010 sono i dati più recenti reperibili dal GSE), per vedere se davvero il nucleare è poi così indispensabile per la richiesta energetica delle industrie nostrane.
Dal bilancio è leggibile direttamente a quanto ammontava la richiesta energetica dell'Italia due anni fa: 320,3 TWh, che decurtati dei 20,4 TWh di perdita fanno un totale di 299,9 TWh di consumi. Come viene efficacemente illustrato da quel disegno la fetta più grande, il 43,5%, pari a 130,5 TWh, va effettivamente al settore industriale. In piccolo vengono mostrate inoltre le quote per alcuni dei settori: alle siderurgiche vanno 15,7 TWh, all'industria meccanica vanno 19,1 TWh, mentre al settore Energia e Acqua vanno 16,2 TWh. Controllando il lato sinistro si trovano le cifre della produzione: le rinnovabili si attestano a 68,0 TWh (21,2%), l'idrica da pompaggio più la termica tradizionale producono 207,3 TWh (64,7%), mentre dall'estero arrivano 45,0 TWh (14,1%). Come detto sono dati non recentissimi, quindi non contano le crescite recenti di solare ed eolico, nonché il continuo del calo dei consumi del 2010. Comunque rimane abbastanza evidente il dato sulle rinnovabili: se sviluppate come si deve potrebbero aumentare i TWh prodotti andando ad abbassare eventualmente i TWh dovuti dalla termica tradizionale, e quindi abbassando i consumi di combustibili non rinnovabili. Certo, lo stesso discorso varrebbe anche se venisse impiegato il nucleare, e questo sottolinea come nucleare e rinnovabili siano incompatibili. O si finanzia lo sviluppo di una forma oppure quella dell'altra, gli investimenti nel nucleare annullerebbero completamente i finanziamenti disponibili per il settore veramente verde. Il treno del nucleare è passato parecchi decenni fa, se si costruisse una centrale nucleare l'energia diverrebbe disponibile molti anni dopo, a causa dei lunghi tempi di costruzione di una centrale. Se poi ovviamente si vogliono fare le cose di fretta, all'italiana, allora credo che tutti saremmo dubbiosi sul lato sicurezza delle centrali.
Ma quello che secondo me può rispondere veramente al quesito è il cambiamento di mentalità nella gestione e distribuzione dell'energia. Attualmente i grandi impianti producono moltissima energia che viene poi distribuita tramite le linee ad alta, media e bassa tensione. Un modo per rivalutare la rete elettrica sarebbe dare un grosso impulso alla generazione distribuita dovuta alle energie rinnovabili, tramite lo studio, la ricerca e la progettazione della rete intelligente. Se il fabbisogno energetico cittadino (abitazioni, uffici, negozi etc) venisse colmato da unità rinnovabili di piccola taglia, e da altre tecnologie rinnovabili utilizzabili in contesti del genere, si potrebbe utilizzare l'energia prodotta dai grandi impianti che sarebbe dovuta essere inviata alle città come energia per il settore industriale. Ipotizzando una situazione del genere, quel 31,6% del terziario e quel 23,0% dei consumi domestici che mostra il bilancio verrebbero colmati dalla generazione distribuita, e la produzione "grossa" (termica tradizionale e rinnovabile di grande taglia) andrebbe tutta al settore industriale che rimarrebbe fuori da una rete di distribuzione così concepita.
A mio avviso non pare uno scenario così fantascientifico (visti l'interesse crescente verso le smart grid, la generazione distribuita e la condivisione dell'energia) e non richiede l'investimento massiccio nel settore nucleare. Senza contare che un eventuale progetto di condivisione energetica inter-nazioni potrebbe agevolare questa situazione di generazione distribuita. Immagino inoltre che questa non sia nemmeno l'unica soluzione attuabile, ma è giusto la prima che mi è venuta in mente con le conoscenze in mio possesso al momento: sicuramente col procedere dei miei studi avrò una visione ancora più dettagliata e consapevole, ma già da ora la conclusione principale che si può trarre è che incentivare una forma ormai antiquata come il nucleare porterebbe a un declino delle emergenti rinnovabili, che possono tranquillamente essere integrate per soddisfare i nostri bisogni energetici. Inoltre anche Greenpeace mostra in un suo articolo come la pubblicità sul Forum Nucleare Italiano sia disinformativa e di parte, e sottolinea che uno scenario sostenuto solo da energie rinnovabili non è una fantasia degli ambientalisti, ma è uno studio già portato avanti da industrie e dall'Unione Europea. Uno scenario rinnovabile è possibile quindi, con buona pace dell'ambiente e dei posti di lavoro che verrebbero a crearsi.
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