Abbiamo già intrapreso il discorso riguardo alla mobilità. Il tema dei trasporti è sicuramente spinoso, dal momento che tra automobili, aerei, camion e settore commerciale, le emissioni inquinanti hanno sicuramente un peso non indifferente. Uno dei mezzi attraverso cui si vuole ridurre l'impatto ambientale del settore trasporti è l'utilizzo di biocarburanti. Per chi non lo sapesse sono combustibili ottenuti da biomasse quali cereali, canna da zucchero e altre materie organiche. I pareri che si trovano riguardo i biocombustibili sono tanti e variegati, il dibattito è vivo, soprattutto a causa dell'obiettivo imposto dalla Unione Europea di arrivare al 2020 con una quota di 10% di energie rinnovabili nel settore trasporti. Questo obiettivo si traduce, nei vari Paesi membri, al momento in una quota di 10% di biocombustibili. Ecco perché il dibattito su questa tematica è così florido. Io pian piano mi sono fatto un'idea a riguardo, e cercherò dunque di illustrare quali sono secondo me i lati negativi che ci dovrebbero spingere a non investire su questa "tecnologia".
Il primo punto è quello dell'incremento del prezzo dei cereali e delle materie prime a causa dell'aumento della produzione di biocarburanti. Questo comporterebbe un'incidenza anche sulla fame nel mondo, come spiegato dalla ONG ActionAid nel suo report "Meals per gallon". La richiesta di biocarburanti comporterà una sorta di corsa all'oro verso i terreni coltivabili, prevalentemente nei Paesi del Terzo Mondo e in via di sviluppo, danneggiando ulteriormente le economie locali e facendo innalzare i prezzi dei prodotti alimentari che vengono usati per la produzione dei biofuels.Il secondo aspetto riguardante questo tema è l'impatto ambientale dei biocarburanti stessi: innanzitutto c'è da considerare il fatto che la richiesta di terreni inciderebbe sulla deforestazione. Inoltre molti biocarburanti richiedono parecchie emissioni inquinanti e uso di risorse non indifferenti (anche a livello idrico ad esempio) per essere prodotti. Il rapporto della FAO denominato The State of Food and Agricolture 2008 sottolinea ulteriormente i tanti rischi e le poche opportunità derivanti dall'uso dei biocombustibili. Come viene evidenziato nell'articolo di QualEnergia, questi elementi rendono i biocombustibili ecologicamente insostenibili.
È pur vero che esistono rapporti più ottimistici riguardanti i biofuels. Ad esempio quello riportato sempre da QualEnergia e leggibile a questo link, commissionato dalla Commissione Europea e condotto dall'International Food Policy Research Institute. Occorre però sottolineare le condizioni e le ipotesi su cui si basa questo rapporto: utilizzo di materie prime più vantaggiose dal punto di vista ecologico, suddivisione dell'obiettivo del 10% rinnovabile in 5.6% biofuels e 4.4% da altre fonti. Proprio su questo punto sono sinceramente dubbioso, visti gli andazzi dei Paesi membri della Unione Europea.
In definitiva ritengo i biocarburanti un'illusione e, anzi, un possibile danno se non si regolamenta questo settore e si identificano standard che certifichino davvero l'impatto ambientale dell'intero ciclo vitale del biocombustibile. Come sottolinea ancora una volta il sito QualEnergia in un articolo di recente pubblicazione, la questione della definizione di uno standard riconosciuto è ardua e complessa, e non tiene conto ancora di tutti i fattori di rischio dei biocombustibili.
Con certe cose occorre stare subito attenti, onde evitare di imboccare una strada che, nel tentativo di ridurre l'impronta ecologica sul pianeta, si riveli del tutto inefficace e controproducente. Magari studiare la nuova generazione di biofuels, che tengono conto di materie prime non alimentari, ma ancora distante dalla commercializzazione. In realtà le generazioni dei biofuels sono parecchie, come si legge da questo articolo: una via come appunto dicevo sarebbe questa, ossia fare ricerca su questa tecnologia per ridurre i rischi ed esaltarne le potenzialità. Oppure, magari meglio, magari peggio, orientarsi proprio su qualcos'altro, per evitare di sprecare risorse nel frattempo.
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