Abbandoniamo per un attimo le tematiche energetiche (ma neanche poi così tanto) per affrontare un nuovo argomento, tenuto a margine in precedenti articoli. È ovvio che per la famosa riduzione delle emissioni, con cui ormai un po’ tutti si riempiono la bocca, non basta pensare all’approvvigionamento energetico, ma occorre valutare tutti gli aspetti della nostra civiltà che impattano in qualche modo sull’aria che respiriamo. L’esempio sotto gli occhi di tutti è proprio quello del settore dei trasporti. Tra settore commerciale e privato, il numero di veicoli che solcano le nostre strade è sempre più elevato. Ciò ovviamente comporta un peso non indifferente nelle emissioni inquinanti. Questo articolo tratterà dunque alcuni aspetti di mobilità sostenibile, sempre nell’ottica di sostituire quei modi di vivere che si sono cementificati nella nostra società con altri più adatti alla nuova consapevolezza ecologica.
Prima di passare a quegli aspetti ormai conosciuti riguardanti questo tema, ovvero l’auto elettrica e la condivisione di bici o passaggi, occorre sottolineare un problema di fondo comune a moltissime città. A mio avviso occorre preliminarmente estirpare quella mentalità, diffusa più di quanto si voglia ammettere, per cui si usa la propria auto anche per spostamenti brevissimi, per tragitti per cui si può tranquillamente evitare la mobilitazione di un veicolo. Per pigrizia, gran parte della gente usa l’auto anche quando non deve, ad esempio, come si dice in questo caso, per andare a prendere il pane sotto casa, frase che esprime abbastanza bene questa tendenza. Le alternative sono le solite, ma troppo spesso le si dimentica, perché è più facile prendere in mano le chiavi della macchina: si può andare a piedi, in bici o usare un mezzo pubblico. Come per tutti i campi dello sviluppo sostenibile, anche nella mobilità bisogna lavorare culturalmente per ridurre i consumi, mostrando l’assurdità dell’utilizzo dell’auto in tragitti estremamente brevi.
Poi si può passare alla discussione riguardante i principali aspetti della mobilità sostenibile. Uno dei più famosi è di certo il bike sharing. Esso consiste nella creazione di punti di condivisione di biciclette, utilizzabili a pagamento secondo un tariffario a ore. Nella mia città è già attivo da qualche tempo, così come nelle principali città italiane. I vantaggi sono scontati: sostenibilità e condivisione dei mezzi sono i principali. La condivisione viene incontro a chiunque voglia muoversi in modo verde, abbattendo l’ostacolo della proprietà di una bicicletta.
La condivisione può andare anche oltre il bike sharing, e si può ad esempio condividere un autoveicolo con altre persone che devono andare in luoghi vicini al proprio. Questo aspetto è il car pooling, e presenta il notevole vantaggio di abbattere i costi di trasporto e ridurre di conseguenza il livello di emissioni. Allo stesso modo esistono i servizi di car sharing, analoghi a quelli del bike sharing.
Tutti e tre questi aspetti sottintendono un cambiamento di mentalità da parte degli utenti: in tutti e tre i casi viene messa in discussione la proprietà del mezzo, che viene dunque condiviso con altre persone. In una società in cui molto spesso si vede tutti con sospetto, la condivisione è un concetto delicato e a volte trattato con disprezzo, quando invece è un aspetto di nobile ispirazione. Di certo anche questo punto segnerà la vera svolta verso una mobilità sostenibile, in quanto non mancano certo i mezzi per muoversi in modo ecologico, ma occorre che sempre più persone si rendano conto del vantaggio e delle potenzialità di questi metodi.
Qualche parola infine per l’auto elettrica, il tema principale di solito quando si parla di mobilità verde. Per quanto mi riguarda sarà un argomento su cui tornerò di certo in seguito, e non voglio dilungarmi adesso sulla questione. Basta sottolineare che si iniziano a vedere in giro le prime auto elettriche, l’altro giorno qui a Cagliari ne ho visto due targate Movirindi, ad esempio. Questo è sicuramente un bene, ma anche su questo aspetto, e anche più degli altri, in molti si riempiono di parole la bocca senza conoscere tutti gli aspetti della questione. Motivo per cui anche io non voglio approfondire qui il discorso, ma lo rimanderò al futuro. Voglio però precisare fin da ora che il ricorso all’auto elettrica non è fondamentale solo per la riduzione delle emissioni, ma è importantissimo anche per la formazione di quella rete di distribuzione intelligente dell’energia, consequenziale alla sempre più alta diffusione delle fonti rinnovabili. Proprio per questo duplice aspetto, tornerò in futuro sull’argomento, magari con un "tecnicismo non troppo spinto".
Per concludere, per chi vuole approfondire certe tematiche, segnalo il sito della rivista Pictures of the future, curata dalla Siemens. Io ho il numero cartaceo dell’autunno 2010, grazie a una conferenza in università, ma a questo indirizzo potete scaricare il pdf delle varie uscite. Ovviamente come potete ben pensare sono articoli molto di parte, dal momento che è la rivista del settore di ricerca di una nota azienda, ma comunque fornisce panorami interessanti di come la mobilità sostenibile e la ricerca sulle energie rinnovabili si stiano diffondendo fuori dal nostro Paese.
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