venerdì 19 agosto 2011

La verità su quello che è successo a Monte Arcuentu

Inizio sentiero 192
È passato un po' di tempo dall'ultimo post su questo blog, causa vacanze. Infatti mi sono fatto una decina di giorni nella zona dell'arburese. Tra le varie cose previste c'era un'escursione su Monte Arcuentu, per cui già da prima della partenza ho iniziato a informarmi sui sentieri che conducono a questa vetta. In particolare sul sentiero CAI 192, descritto in questa pagina e anche in questa. Quindi, zaino in spalla e scarponi ai piedi, l'escursione ha avuto inizio la mattina del 5 agosto.
Abbiamo iniziato, io e la mia ragazza, la camminata, seguendo i segnavia rosso-bianchi del CAI, e, dal momento che sono ancora un principiante in materia di escursionismo, ci sono stati momenti di rallentamento dovuti ad alcuni punti in cui i segnavia sono un po' più distanziati del normale. In ogni caso abbiamo continuato lungo il sentiero segnato per tutta la mattinata. Verso le 14:15 siamo arrivati a una pianura, nella quale era ben visibile un grosso segnavia su una pietra di notevoli dimensioni. Proseguendo oltre quel segno non abbiamo trovato più altri segni, e dal momento che si era già fatto tardi, senza essere nemmeno arrivati all'Arcuentu, abbiamo deciso di fare retrofront. Infatti non avendo a disposizione una macchina lasciata a inizio sentiero, il nostro ritorno ad Arbus dipendeva essenzialmente dalla corriera delle 19:40 che passa a Montevecchio, villaggio da cui il sentiero 192 ha inizio.
Valutato il tempo occorso all'andata abbiamo dunque deciso di tornare indietro, in modo da arrivare in orario a Montevecchio per la corriera. Proprio lungo il percorso di ritorno, più o meno dopo un'ora e mezza siamo arrivati a un'altra pianura, dopo aver scavalcato un muretto a secco. Anche qui dopo un segnavia visibile, anche se schiarito, non abbiamo trovato altri segni, e da quella pianura si dipartivano diversi sentieri. Abbiamo cercare un nuovo segnavia in ognuno di questi sentierini ma non trovandone, abbiamo ritenuto opportuno smettere di addentrarci e tornare agli ultimi tre segnavia, ovvero quelli del muretto a secco più quello sbiadito della pianura. Qui, valutando ancora l'orario, si erano fatte le 16:20, abbiamo deciso di sederci lungo il sentiero e chiamare i soccorsi. Niente panico e due rapide comunicazioni per segnalare i punti di riferimento che vedevo: l'Arcuentu a nord-ovest, colline a ovest e tante pale eoliche nelle pianure a est. Tempo un'oretta e mezza e i soccorsi, due uomini della Protezione Civile di Arbus, sono apparsi dall'altro lato della collina: ci siamo incontrati a metà strada e ci hanno accompagnato alla zona dove avevano parcheggiato il loro fuoristrada. Passando di nuovo nella pianura in cui avevamo deciso di fare retrofront abbiamo notato che i segnavia non proseguivano oltre quello grande sulla pietrona, ma dall'altro lato della pianura dentro un bosco. Arrivati al fuoristrada, ci hanno riaccompagnato direttamente alla casa dove risiedevamo ad Arbus.

Ora, ho voluto riportare la verità su come è andata questa storia, perché tornato a casa mia, con a disposizione una connessione Internet ho trovato questo articolo sul sito de La Nuova Sardegna, e riportato anche su svariati altri siti. Leggendo l'articolo scritto da Luciano Onnis e confrontando alcuni punti con le parole che ho segnato in grassetto nel mio resoconto si notano parecchie discrepanze e inesattezze. Innanzitutto non siamo mai arrivati in cima al monte, come invece viene detto nell'articolo, infatti non siamo rimasti isolati sull'Arcuentu, bensì su una pianura nella cima di una delle vette più basse lì vicino. Poi non siamo stati riaccompagnati alla nostra auto, dal momento che non ce l'avevamo. Ma cosa più importante non ci siamo persi uscendo fuori sentiero, la frase "Inconsapevolmente erano usciti dal sentiero del percorso Cai 192" è del tutto errata. Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo per rimanere entro i segni lasciati dal CAI, proprio per evitare di fare come i principianti che si sentono al telegiornale persi perché hanno voluto tentare le vie fuori sentiero. Ripeto, quando abbiamo chiamato i soccorsi eravamo proprio affianco ai segnavia del sentiero. E poi la frase "le ricerche sono andate avanti per tutto il pomeriggio" è fuorviante, dal momento che la durata delle ricerche è stata ridotta al minimo grazie ai punti di riferimento segnalati durante le telefonate: dal momento della prima chiamata al contatto visivo con i soccorritori è passata un'oretta e mezza, non certo tutto il pomeriggio. Di minor conto gli errori riguardanti le nostre città di residenza, invertite rispetto alla realtà, e riguardo la nostra età, dal momento che i 23 anni li dobbiamo ancora compiere.

Questo era giusto un piccolo sfogo, perché è stato scritto tutto il contrario della realtà, e far la figura del "disperso fuori sentiero" non mi va proprio, visto che abbiamo fatto tutto nel migliore dei modi proprio per evitare cose del genere. E questo avvenimento mi fa riflettere sulla qualità delle informazioni giornalistiche, sulla distorsione dei fatti e la lontananza dalla verità.

Non riporto una descrizione/resoconto accurata dal trekking in questione proprio perché non è stato concluso, non essendo arrivati in cima né tornati indietro da soli. Però, nonostante ciò, voglio lasciarvi qualche foto scattata durante l'escursione, giusto per darvi un'idea della bellezza di quei luoghi.

Prime vedute lungo il sentiero

Panorama grande


"Mura" di pietra, impressionanti, sembravano quasi rovine di insediamenti umani

Il panorama verso est, anche se non si vedono molto bene le tante pale eoliche

La cima, ancora distante, alla faccia di chi ha scritto che siamo rimasti isolati in vetta

Il punto dopo il quale abbiamo deciso di fare retrofront


A breve invece arriverà il resoconto della passeggiata all'interno della foresta demaniale di Crocorigas.


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1 commenti:

  1. non conoscevo nemmeno il sentiero 192. da dove parto io impiego circa 70 /80 minuti ma il sentiero praticamente non esiste se non nella parte finale, se vuoi particolari: giuseppe.muntoni82@gmail.com

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